I segreti “velati” della città di Napoli

Napoli, la città che non rivela mai se stessa, è la protagonista principale del nuovo film di Ferzan Ozpetek, “Napoli Velata”, esplorata da un’angolazione insolita e richiamata da dettagli barocchi, decadenti e oscuri tra i quali si dipana una storia di amore e mistero che oscilla continuamente tra vita e morte. Una pellicola che diventa anche lo spunto per partire alla scoperta di un itinerario guidato da una nuova curiosità, velata, appunto, per conoscere luoghi e misteri che la città partenopea custodisce da secoli.

“Napoli velata” è un noir legato al cuore della cultura mediterranea, alla sua magia e alle sue voci profonde: il regista non trascura le tracce della Napoli esoterica e dionisiaca, dalla cappella di Sansevero che custodisce il famoso Cristo velato di Giuseppe Sanmartino alla Farmacia degli Incurabili, dove troneggia la scultura di un utero femminile cucito, che racchiude un’energia vitale prigioniera. E racconta molta, moltissima bellezza. Proprio come accade con il marmo scolpito a Palazzo Sansevero che svela più di ogni immaginazione. O come i camminamenti che potrebbero collegare alle Scuderie del principe di San Severo dove Lello Esposito custodisce l’anima della città attraverso i suoi Pulcinella. Misteri, segreti, fantasmi.

Dentro il film c’è anche la paura, naturalmente. E la paura è un pezzo della storia passata e presente di questa città dal quale prendere spunto per scoprirne l’anima più autentica raccontata dai suoi misteri.

È vero che il diavolo di Mergellina fu commissionato per esorcizzare una storia d’amore impossibile? Il Graal è veramente passato per Soccavo? Sono dei Templari i segni disseminati nel sottosuolo partenopeo? Quale premonizione c’è dietro il numero 10 di Maradona? E cosa nascondono il segreto di Pulcinella, ’o scarpunciello d’a Maronna e il triangolo benedetto? Napoli è una città dai molti chiaroscuri, che occulta e insieme svela misteri inafferrabili: memorie greche, alessandrine, romane, francesi, spagnole che si fondono per offrire una prospettiva diversa e fortemente emozionale, fatta dai tabernacoli lungo le strade, dalle capuzzelle degli ossari e nei bellissimi volti delle statue velate.

I misteri, a Napoli, si vivono, si toccano, si mangiano anche come i demoni e gli angeli intorno alla pentola del ragù che bolle, oppure le foglie di basilico per scacciare la morte e teste d’aglio ad allontanare il malocchio.

Un percorso seducente tutto da costruire, che parte dai geroglifici di piazza del Gesù – che si fondono in un pentagramma dalla melodia celestiale – e arrivano allo straordinario Cristo voluto da Sansevero, passando per i misteri egizi di Iside legati ai ruderi della villa romana di Marechiaro a Posillipo. E poi i chilometrici cunicoli della Napoli sotterranea, grotte e passaggi che sembrano dei veri e propri cammini iniziatici.
Un perfetto amalgama di religione e di scienza, di paganesimo e di cristianesimo, di superstizione e di razionalità che caratterizza una città tutta da scoprire con uno sguardo non più velato.

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